La tecnica manuale della ricostruzione fisiognomica


Tale tecnica permette di ricostruire la fisionomia di un individuo, utilizzando le ossa facciali del suo cranio, con la metodologia messa a punto dai due studiosi inglesi Prag e Neave negli anni novanta del secolo scorso.

E’ previsto il calco del cranio del personaggio, del quale s’intende riottenere il sembiante facciale che ebbe in vita, per non danneggiare, con i vari passaggi di ricostruzione, l’architettura ossea originale. Un’osservazione minuta degli attacchi muscolari sulla mandibola, sui margini inferiori delle orbite e sui malari, ci fa apprezzare la potenza degli stessi, la loro ergonomia ed in definitiva il loro utilizzo durante la vita dell’individuo; si ha così la possibilità di conoscere quanto l’architettura facciale ne abbi arisentito. La valutazione della potenza muscolare di un soggetto è molto complessa e a volte può risultare soggettiva se l’osservatore non ha esperienza in questo tipo di ricerca. Solo una provata dimestichezza con il problema e una pluriennale esperienza possono in qualche maniere facilitarne la valutazione.

Si impiantano, modellandoli, a secondo della potenza dei loro attacchi, i fasci muscolari sul calco facendo attenzione soprattutto a quelli dei masseteri e dei temporali.

Una serie di tasselli, circa 23, di diverso spessore, a seconda del punto facciale considerato, pari se sono ai lati del piano sagittale mediano che divide in due parti simmetriche il cranio, e impari se s’innestano su questo piano, vengono incollati incollati al calco nella porzione frontale e facciale dell’individuo, seguendo le indicazioni della metodologia più sopra ricordata. Non sapendo di quanto sia stato lo spessore del pannicolo adiposo dell’individuo, in mancanza di indicazioni sicure (eventuali racconti, disegni, ritratti ecc.), si preferisce sempre utilizzare gli spessori che definiscono normale (non adiposo, non emaciato) l’aspetto del soggetto; lo spessore delle parti molli varia anche a seconda della potenza muscolare precedentemente definita e dall’etnia a cui si presume il soggetto abbia appartenuto.

Si uniscono i tasselli con striscioline di plastica il cui spessore è crescente o decrescente, a seconda del tassello che si deve prendere in considerazione; si riempiono con lo stesso materiale i triangoli vuoti che si sono venuti a formare tra le varie striscioline di plastilina. Ne risulta il modello quasi finale su cui si definiscono i globi oculari (la cui grandezza dipende dall’ampiezza delle cavità orbitarie). Il naso (l’inclinazione della base delle coane nasali e lo sviluppo del ponte nasale definiscono la sua forma) e le labbra (la cui rima va dallo spazio premolare-canino di un lato al controlaterale); l’età alla morte consiglia di renderelal consistenza dei tessuti facciali e del collo propria dell’età dell’individuo.

Gabriele Mallegni

 

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